L’attesa nell’adozione: Nell’adozione non esiste il momento zero

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(So che molte cose sull’adozione di cui parlerò si vivono anche nella genitorialità biologica, tuttavia io scrivo solo di quel che conosco)

L'attesa

Avevamo appena depositato la disponibilità all’adozione al Tribunale dei Minori, eravamo dunque ancora ai piedi della montagna tutta ancora da scalare, quando mio marito e io iniziammo a frequentare un gruppo di mutuo aiuto tra genitori adottivi: ascoltare le esperienze altrui avrebbe senz’altro fatto bene.

A uno dei primi incontri un papà, che era in attesa del terzo (!) bambino da adottare, con la serenità e la solidità di chi ne ha viste, ascoltate e vissute tante con le due precedenti adozioni, disse:
Nell’adozione bisogna accettare il fatto che non esiste il momento zero con il bambino“.

Una frase semplice, ovvia se volete, che non rivelava nessun segreto, eppure per noi è stata come un faro nella notte: se volevamo diventare genitori adeguati, oltre che con il bambino avremmo dovuto essere accoglienti con la sua storia (con ciò che ci sarebbe stato permesso sapere) e con le persone che ne avrebbero fatto parte, nel bene e (c’era da prepararsi all’eventualità) nel male.

In teoria è facile, perché la teoria si muove con passi razionali, logici, eticamente irreprensibili.
Tuttavia nella teoria non sono previste le emozioni, le paure, le aspettative, le incognite sulle quali non si possono fare previsioni…

Con tutte le varianti del caso e indipendentemente dall’età della creatura, non avremmo dovuto attuare una scissione tra le due (o più) fasi della vita del bambino, non avremmo dovuto guardare all’arrivo in famiglia come a una ri-nascita del bambino, tabula rasa su cui costruire una nuova narrazione sostitutiva della precedente.
Come in una staffetta, avremmo ricevuto da altre mani il testimone per la guida e la cura del figlio o della figlia e avremmo partecipato a una gara unica senza soluzione di continuità.

Ed ecco che tutto quel tempo, tutto quel troppo tempo che avevamo a disposizione prima di diventare genitori in atto, ritornava utile: non più un nemico da sconfiggere, piuttosto un alleato per prepararci ad entrare in una storia, di cui non eravamo stati partecipi, ma che nostra figlia o nostro figlio avrebbe portato con sé nel suo prezioso bagaglio di emozioni ed esperienze.

Tanto tempo per costruire un ponte solido per consentire al bambino o alla bambina un passaggio fiducioso e sicuro tra un prima e un dopo, senza fratture.




Se sei in attesa nel percorso adottivo e senti di stare spendendo male il tuo tempo, posso aiutarti con il mio servizio L’attesa nell’adozione, puoi contattarmi anche solo per un incontro conoscitivo e poi valuteremo insieme se posso aiutarti e come procedere.

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