L’attesa nell’adozione: Il valore dell’attesa

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(So che molte cose sull’adozione di cui parlerò si vivono anche nella genitorialità biologica, tuttavia io scrivo solo di quel che conosco)

L'attesa

Una delle affermazioni più soventi pronunciate in materia di adozione è: “Ma ci vuole troppo tempo!”
E i toni spaziano tra le varie gradazioni del sorpreso, l’indignato e l’affranto.

Inutile edulcorare la realtà: è vero, la trafila è davvero tanto lunga. A mio parere con passaggi necessari e inevitabilmente lenti se si vuole lavorare nel rispetto della legge e delle persone; ma anche io in tutto l’iter adottivo mi sono spesso chiesta se una significativa riduzione di tempo non fosse fattibile.

(E non smetto di chiedermelo ancora oggi, a distanza di un anno e otto mesi in cui abbiamo riunito la famiglia con nostra figlia, e mi riconosco in tutte le coppie che hanno preso il mio posto in “sala d’attesa”).

Tuttavia questo non è il mio ambito di competenza e, con l’augurio che chi di dovere prenda provvedimenti affinché la macchina proceda più velocemente, sposto l’attenzione su un tema sul quale ho qualcosa da dire: il valore del tempo.

Mi capita spesso di parlare con persone, in coppia o individualmente, che si sentono frastornate all’idea di dover attendere tanto tempo prima di vedere realizzato il proprio sogno di diventare genitori: come la vertigine che assale lo scalatore inesperto quando ai primi passi in salita guarda in alto la vetta della montagna a cui aspira e si blocca, in biblico tra il desiderio di raggiungere la cima e lo sconforto per il tempo che impiegherà e la fatica che dovrà sopportare.

E lo capisco, ci sono passata anche io, e mica solo una volta!
Anche perché non si tratta solo di raggiungere la tanto agognata sommità della montagna e poi fermarsi quanto si vuole per riprendere fiato mentre si contempla la meraviglia del paesaggio, che si offre generoso agli occhi stanchi ma felici.

E no! Nel percorso adottivo a quella cima non si può arrivare esausti e sfibrati, piuttosto ancora più in forma rispetto alla partenza, ché il tempo per riposarsi non è contemplato come premio al traguardo, ma da lì si intraprende la vera scalata, della vita tua e del figlio o figlia di cui hai scientemente deciso di prenderti cura… avendo avuto, tuo malgrado, tutto il tempo per rivedere eventualmente le tue scelte!

Quindi, di fronte a un dubbio se affrontare o meno il percorso adottivo, sono la prima a consigliare di pensarci bene, di non buttarsi con l’entusiasmo dello scalatore ingenuo né tantomeno di arrendersi ancora prima di aver indagato se si hanno o meno gli strumenti per farlo.

Ci sono tante figure professionali che possono aiutare a capire se la strada dell’adozione fa per te o meno: anche per questo l’iter prevede diverse fasi, a partire da un corso conoscitivo del mondo delle adozioni, spesso erogato dalle Regioni, propedeutico alla disponibilità all’dozione da presentare al Tribunale dei Minori, fino ai colloqui con psicologi e assistenti sociali dei Servizi Sociali e, nel caso di adozione internazionale, dell’ente a cui si dà il mandato per procedere. Oltre a tutti i gruppi di mutuo aiuto tra genitori adottivi ai quali si può accedere anche prima di aver preso la decisione.

Che tu lo voglia o meno, hai diverse occasioni e tempo per scoprire dove vuoi andare innanzitutto come singolo e subito dopo (ma non per importanza) come coppia: essere genitore o non essere genitore, tertium non datur.

Bada bene, non esiste una strada migliore dell’altra, una giusta e l’altra no in assoluto: esiste ciò che tu vuoi e sei in grado di fare, individualmente e come coppia.

Ricorda: i bambini non hanno bisogno di supereroi o di genitori perfetti, nessun machoman o wonderwomam.

Hanno bisogno di adulti consapevoli di sé e che, pur nell’inevitabile imperfezione, si trovino comodi nel ruolo di genitori per infondere ai propri figli accoglienza e protezione, nell’abbraccio caldo di una famiglia.

Io non credo che essere genitore sia meglio che non esserlo.

Quantomeno nell’iter adottivo hai il tempo per poterlo scoprire.

Perché, invece, credo che essere sé stessi sia meglio che non esserlo. Sia oggi, sia domani.

Quindi, in conclusione, ti lascio con una provocazione:

l’attesa nell’adozione è eccessiva, ok questo è un fatto, ma l’alternativa quale è?

… tertium non datur.


Se sei in attesa nel percorso adottivo e senti di stare spendendo male il tuo tempo, posso aiutarti con il mio servizio L’attesa nell’adozione, puoi contattarmi anche solo per un incontro conoscitivo e poi valuteremo insieme se posso aiutarti e come procedere.

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