Cose che avrei preferito non leggere: “la gente”

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Sono mesi oramai che non scrivo un post nuovo, tante persone se ne sono accorte e me ne hanno chiesto conto in privato, senza giudizio, solo per interesse affettuoso .
In effetti è così, ho preferito esprimermi più che altro nella mia newsletter mensile Diario di bordo, in cui mi sono lasciata andare a racconti privati e riflessioni, offrendo lì qualche spunto per confronti intimi o partecipati lasciando libera scelta ai lettori.
Ci sono sempre dei motivi per cui si agisce in un modo piuttosto che in un altro e anche questa mia scelta è stata il frutto di pensieri ponderati e non dell’istinto (nel lavoro tendo a non affidarmi esclusivamente a quello).
I primi mesi di questo 2020, poi, hanno messo un ulteriore freno alla mia penna pubblica, perché quando il troppo storpia tendo a tacere e passare per stupida piuttosto che aprir bocca e togliere ogni dubbio, come avrebbe detto qualcuno (Abramo Lincoln? Oscar Wilde? Non posso essere certa).
Perché una cosa l’ho capita in questi mesi di grandi verità e rivelazioni che si sono puntualmente annullate a vicenda: ognuno di noi è stupido agli occhi altrui!
E allora, dato che nessuno è esente dall’essere oggettivamente uno stupido, ho approfittato del mio silenzio per conoscermi un po’ più a fondo e osservare la stupidità umana, che fosse mia o di qualcun altro.
Negli anni Settanta lo storico Carlo Maria Cipolla scrisse il saggio satirico Le leggi fondamentali della stupidità umana, la cui terza legge identifica nello stupido «una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita».
E ciò che si è rivelato lampante ai miei occhi è la grossolaneria, comoda acritica e cinica, con cui spesso ci si approccia alle cose della vita, con la baldanza anche di mettersi sul pulpito e addottorare le masse stupide e ignoranti (sempre gli altri, eh!), senza fermarsi a riflettere quanto beneficio le proprie parole elargissero al mondo, o almeno a sé stessi.
L’errore più comune che ho individuato è vivere di assoluti, di bianchi e di neri, mentre è nelle sfumature che si svela la trama della vita.
E per far caso alle sfumature bisogna darsi tempo, informarsi con pazienza, scegliere di dare fiducia, fare una scorta abbondante di empatia, termine talvolta abusato ma non altrettanto sperimentato nella pratica quotidiana.
Insomma è necessario fare un passo indietro e scostarsi dai riflettori, che più che illuminare chi è sotto ne abbacina gli occhi, accecandolo!
E sapete qual è stata la campanella che ha messo me in allarme?
L’uso reiterato e indiscriminato dell’espressione “la gente”, usata con tono volutamente dispregiativo e accusatorio per enfatizzare la distanza, al posto del più umano e conciliante “le persone”, ossia esseri umani che in quanto tali possono essere imperfetti e sbagliare.
Troppe volte ho letto e ascoltato pronunciare “la gente” per sottolineare la massa indistinta di beoti e enfatizzarne la distanza dal popolo eletto (vedendo naturalmente i due schieramenti scambiarsi le parti all’occorrenza, come il cambio campo in una partita a tennis).
Lo confesso, ciò che mi ha più profondamente colpito è stato scoprire quanto persone sulla carta intelligenti e istruite, e che si pregiano di esserlo, si sono rivelate del tutto carenti di empatia, dilettandosi in continui attacchi verso l’altro, attuando un costante parallelismo tra ignoranza (non necessariamente colpevole) e stupidità.
Dimostrando, peraltro, la loro povertà di linguaggio e dando prova di quanto il loro atteggiamento critico verso le cose sia indirettamente proporzionale al loro pensiero critico sulle persone (parlo di esseri umani, non massa informe di imbecilli da buttare giù dalla torre).
La Seconda Legge Fondamentale sulla stupidità umana individuata da Cipolla afferma che «la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa».
Ricorda, mio caro saccente, che sapere cose più di altri non ti rende immune dall’essere stupido esattamente quanto gli altri, se non dimostri comprensione e compassione verso chiunque non sia tu.
Sappi inoltre, qualora non lo sapessi ancora, che Quoziente Intellettivo e Pensiero critico non sempre si muovono di pari passo, ma ne parlerò prossimamente.
Intanto, di grazia, svesti i panni dell’egocentrico e, per favore, anziché deridere pubblicamente “gli idioti” che hai la iettatura di incontrare sulla tua aurea via, usa la tua sterminata cultura per offrire loro gli strumenti utili per muoversi con più sicurezza in questo pazzo mondo in cui grandi intelligentoni come te si sono fatti la guerra per contraddirsi sullo scranno della Sapientia!

 

 

 

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