Stato emozionale, stato d’animo, tratto emozionale o stile emozionale? La parola alle neuroscienze affettive

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Stili emozionali e neuroscienze affettive
Circa venticinque anni fa un mio amico disegnava su un foglio come immaginava l’interno della mia testa e il risultato fu molto simile a quello della foto: un groviglio di ramificazioni, dai vari spessori e lunghezze, che facevano di me una persona non costretta in stereotipi mentali… non troppo quantomeno, che la libertà è tutta un’altra cosa.
Dopo tanti anni leggo delle ricerche fatte dalle neuroscienze affettive e scopro che quelle ramificazioni cerebrali non solo influiscono sui miei pensieri ma anche sulle mie emozioni e fanno di me un unicum, come lo è ognuno di noi, e che la pretesa che vi sia un modello ideale da perseguire è piuttosto fallace.
E, con ancor più sorpresa, scopro che, benché le nostre funzioni cerebrali si siano definite nei primi anni di vita, dovute ai geni ereditati e alle esperienze vissute, non tutti i giochi son fatti: è sempre possibile modificare il proprio cervello attraverso l’attività mentale.
Se lo si desidera, ben inteso.
Chiaro, è necessario conoscersi bene prima di volersi cambiare, per non rischiare di andare a tentoni, senza una direzione precisa e utile al proprio benessere.
Fortunatamente oggi le neuroscienze affettive accorrono in aiuto nel tortuoso percorso verso la conoscenza di sé stessi. In particolare i risultati delle ricerche del neuroscienziato Richard J. Davidson.
Si parte, innanzitutto, da un imprescindibile distinguo tra stato emozionale, stato d’animo o umore, tratto emozionale o stile emozionale.
Lo Stato Emozionale dura pochi secondi ed è innescato da un’esperienza o un pensiero contingenti; tende a svanire presto lasciando lo spazio agli stati emozionali che sorgeranno immediatamente dopo.
Lo Stato d’Animo o Umore dura per più tempo, da alcuni minuti a qualche giorno.
Il Tratto Emozionale è un modo di sentire che caratterizza una persona per diversi anni.
Lo Stile Emozionale è un modo coerente di rispondere alle esperienze della vita e incide sulla probabilità di sperimentare particolari stati emozionali, stati d’animo e tratti emozionali.
 
Nelle sue ricerche, Richard J. Davidson ha individuato sei dimensioni degli Stili emozionali, risultato di studi sistematici sulle basi neurali delle emozioni:
Resilienza: misura la velocità con cui ci si riprende dalle avversità.
Prospettiva: misura la capacità di mantenere nel tempo le emozioni positive. 
Intuito sociale: misura l’abilità nel cogliere i segnali sociali inviati dalle altre persone. 
Autoconsapevolezza: misura la capacità di percepire le sensazioni fisiche che riflettono le emozioni. 
Sensibilità al contesto: misura la capacità di modulare le reazioni emotive tenendo conto del contesto in cui ci si trova. 
Attenzione: misura l’intensità e la chiarezza con cui si è in grado di focalizzarsi su un certo oggetto.
 
Dalla combinazione delle sei dimensioni dipendono infiniti Stili emozionali, che caratterizzano e rendono unico ogni singolo essere umano.
La buona notizia è che, non solo possiamo conoscere il nostro stile emozionale e dunque raggiungere una maggiore consapevolezza di noi stessi, ma addirittura siamo in grado di modificare la forma e il funzionamento del nostro cervello, grazie alle esperienze che viviamo e ai pensieri che elaboriamo!
Ma, attenzione, intima ancora Richard J. Davidson, a non permettere a nessuno di obbligarci a modificare qualcosa nel nostro Stile emozionale, se non si tratta di una nostra esigenza a farlo perché non in linea con il nostro benessere psicofisico!

 

E da questo presupposto delle neuroscienze affettive che è nato il ciclo di coaching e teatro Maschere allo specchio: sarà l’occasione di incontrarsi faccia a faccia con tutte le sfumature del proprio Stile emozionale, per mezzo di un test piuttosto articolato, per conoscersi, accettarsi e poi semmai decidere cosa e perché voler modificare… e fare qualcosa per cambiare!



 

[Foto di Tumisu]

 

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