Un libro mi disse: “Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman (post di Monica Aluisetti)

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La serie Un libro mi disse prende spunto dal libro di Tiziano Terzani Un indovino mi disse: qui l’autore racconta di come la profezia di un indovino, da lui accolta in bilico tra gioco e cauta credulità, lo invitò a fare delle scelte che lo aprirono a nuove esperienze, permettendogli di scoprire un suo mondo tutto interiore. Ho scorto un parallelo con il fatto che spesso leggere un libro, un romanzo, un racconto, potrebbe essere l’occasione per conoscere meglio se stessi e dare una svolta non programmata alla propria vita.

Il secondo contributo della serie Un libro mi disse lo offre Monica Aluisetti con le sue considerazioni sul romanzo Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman.
Buona lettura!
I libri, un po’ come le persone, arrivano quando è il momento giusto, quando si è pronti ad accoglierli.
La scorsa estate ero alla ricerca di letture in occasione di qualche giorno di vacanza.
Un’amica mi disse che stava terminando un libro che le era piaciuto particolarmente, il titolo mi sembrava alquanto bizzarro, ma decisi di cercare qualche dettaglio in più, prima di acquistarlo, in modo da capire la tematica.
Aveva ottime recensioni e la sinossi mi intrigava, così lo acquistai… e per fortuna!
Il libro, ora bestseller grazie anche al passaparola, e di cui a breve verrà girato anche il relativo film, è Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman.
Il romanzo narra di una donna di circa 30 anni, di nome Eleanor Oliphant, molto solitaria, abitudinaria, apparentemente serena, ma distaccata da tutto e tutti, con un vissuto tragico e complicato che verrà alla luce a poco a poco, pagina dopo pagina.
Vi riporto alcune battute del libro pubblicate da “Il Libraio”:

 

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido, perché sto bene così. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate, la mia passione. Poi torno alla mia scrivania e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata dalla prigione. Da mia madre. Dopo, quando chiudo la chiamata, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo. O così credevo, fino a oggi.
Perché oggi è successa una cosa nuova. Qualcuno mi ha rivolto un gesto gentile. Il primo della mia vita.
E questo ha cambiato ogni cosa. D’improvviso, ho scoperto che il mondo segue delle regole che non conosco. Che gli altri non hanno le mie stesse paure, e non cercano a ogni istante di dimenticare il passato.
Forse il “tutto” che credevo di avere è precisamente tutto ciò che mi manca. E forse è ora di imparare davvero a stare bene.
Anzi: benissimo…

 

Al di là della scrittura scorrevole, garbata ed in alcuni momenti quasi ironica, che mi ha permesso di leggere il libro in un giorno e mezzo, sono le tematiche che ho colto che mi hanno fatto riflettere e dato conferme di quanto già sto approfondendo da qualche anno.
Diversità e solitudine
La diversità spaventa, imbarazza, innervosisce, incuriosisce. Una persona che non si uniforma ad una “collettività” o alla “maggioranza” sovente viene isolata, nelle situazioni più gravi emarginata.
A volte è la persona stessa, come nel caso di Eleanor, che decide di rinchiudersi in un proprio mondo, in solitudine, in compagnia delle proprie piccole certezze, per anestetizzare le proprie emozioni e preservarsi da ulteriori sofferenze.
Tutto ciò mi rimanda ad una immagine vista qualche tempo fa.
Un tulipano rosso (adoro i tulipani, sono i miei fiori preferiti) in mezzo ad una distesa di tulipani gialli.
Il tulipano rosso è cresciuto in un campo di meravigliosi tulipani come lui, non ha niente di meno o di più di loro, ma si sente comunque differente e fatica quindi a trovare la propria reale collocazione e a comprendere cosa c’è che non va in lui.
La fioritura del tulipano è molto breve purtroppo.
Mi sono sempre voluta immaginare però che un giorno il contadino, proprietario del campo, arrivasse e decidesse di dissotterrare questo bulbo e piantarlo in un altro dei suoi campi, colmo di bulbi di tulipani rossi, per permettere l’anno successivo al solitario tulipano rosso di fiorire in tutta la sua bellezza con altri simili a lui.
Il tulipano non aveva nulla di strano, semplicemente non era nel “luogo” e con la “compagnia” giusti.
Non siamo tutti uguali, ognuno ha delle peculiarità e delle caratteristiche che lo rendono unico e prezioso. Ci sono persone apparentemente “solitarie”, “riservate, “introspettive”, emotivamente intense, oppure fragili, distaccate, distanti.
Non si può conoscere il vissuto altrui, ciascuno di noi ha avuto esperienze più o meno impegnative nella propria vita, soprattutto ognuno vive le emozioni con una intensità estremamente personale.
Il timore di lasciarsi andare, di non essere compresi, porta a rifugiarsi in una propria realtà fatta di piccole costanti abitudini, di isolamento, come accade alla protagonista del libro.
Grazie alla presenza e all’aiuto di un collega, particolare nel vestire, nel modo di essere, anche lui un po’ ai margini rispetto al gruppetto unito dell’ufficio, Eleanor piano piano riscopre una realtà al di fuori del suo mondo, in cui vale la pena vivere esperienze ed emozioni, in cui esistono persone simili e rispettose del suo sentire con cui potersi confrontare.
È un libro di delicatezza, sensibilità, forza, immedesimazione, speranza.
Ecco perché lo consiglio e lo regalo, se posso, a chi sono certa che lo saprà apprezzare.

 

 

 

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