Cosa un coach NON fa

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Temo che ci siano messaggi alquanto contraddittori relativamente a cosa fa o meno un coach.
Me ne accorgo dalle domande che in tanti mi pongono e da alcune cose lette in rete, che mi lasciano un po’ perplessa: perché, insomma, a me il coaching l’hanno insegnato diversamente.
Il coach è un professionista serio e coscienzioso, che sa fino a che punto può permettersi di ampliare il suo raggio d’azione con il coachee, il suo cliente, che è innanzitutto
una persona da rispettare.
Non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, ma di seguito ho voluto chiarire alcune cose che un coach NON fa:
Un coach:
  1. non definisce il proprio coachee: gli offre, invece, gli strumenti per conoscersi meglio;
  2. non impone al coachee cosa deve fare: piuttosto gli lancia delle sfide, che il coachee ha la facoltà di accettare o meno, valutando coi suoi tempi se è in grado di affrontarle o no;
  3. non minaccia il coachee con frasi del tipo “se non farai come dico io, sbaglierai!”: lo inviterà, altresì, a trovare una strada per sé congeniale per raggiungere l’obiettivo;
  4. non fa sentire inadeguato un coachee: fa leva, al contrario, sui suoi punti di forza;
  5. non lancia nel vuoto il coachee a ridosso di un burrone senza avergli prima dato le ali per volare;
  6. non abbandona il coachee durante il volo, col rischio di cadere senza qualcuno pronto a sorreggerlo;
  7. non invita il coachee, indipendentemente da fedi e credenze personali, a delegare la responsabilità della propria vita ad altre persone, a santi, demoni, dèi, stregoni o extraterrestri: il coaching è innanzitutto assunzione di responsabilità;
  8. non ignora il proprio coachee bisognoso di ascolto: il coaching è ascolto attivo e non distratto;
  9. non banalizza i problemi del coachee: nel coaching non c’è giudizio;
  10. non sottovaluta gli interessi e gli sforzi del coachee: nel coaching c’è rispetto;
  11. non tiene legato a sé il coachee per un tempo prolungato: se non ci sono risultati o il coachee ha bisogno di altri tipi di aiuto, oppure non si è creata un’intesa tra coach e coachee, per cui doveroso “liberare” il coachee dalla relazione;
  12. non fa sentire in colpa il coachee se non ha raggiunto un obiettivo: piuttosto lo accompagna a comprendere se si trattava di un obiettivo autentico o meno;
  13. non accusa il coachee di non aver ubbidito ai suoi “precetti”: nel coaching non ci sono prescrizioni, ma si offrono strumenti per raggiungere la consapevolezza;
  14. non si sostituisce ad altre professionalità d’aiuto, senza averne le competenze;
  15. non è incoerente tra ciò che “predica” e come si comporta nella vita;
  16. non si identifica nel proprio coachee;
  17. non è geloso dei risultati ottenuti dal coachee;
  18. non parla male dei suoi colleghi;
  19. non fa preferenze tra i coachee in un contesto di gruppo;
  20. non manipola il suo coachee: nel coaching, e non solo, è sacrosanto il libero arbitrio delle persone;
  21. non dice bugie;
  22. non millanta competenze che non ha;
  23. non può essere un tuttologo;
  24. non dimostra antipatia verso il proprio coachee;
  25. non può emanare sentenze.
Nel coaching c’è un rapporto di fiducia reciproca e di co-creazione tra coach e coachee, nessuno può costringere l’altro a lavorare insieme.
Per cui, se vi siete imbattuti in qualcuno che abbia fatto anche solo una di queste cose, io non so che tipo di professionalità abbia, ma di sicuro non è un coach!

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