C’era una volta… tra solidarietà e carità

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Due settimane fa.
Sono in treno di ritorno dalla Puglia e, salvo un saluto cordiale reciproco a inizio viaggio, per qualche ora non ho altro dialogo con una signora che mi siede di fronte: una bella donna ottantenne (lo scoprirò dopo benché le dia almeno dieci anni in meno), minuta ed elegante. Siamo entrambe assorte nella lettura.
Non appena io termino il mio libro, ne chiudo la copertina e rimango qualche minuto a rielaborare quanto letto, rispondo al sorriso della mia compagna di viaggio che mi scruta e con garbo mi porge un libro dicendo: – Visto che le piace leggere, dia un’occhiata a questo libro.
Io accolgo l’invito e – L’ha scritto lei? – chiedo.
– No, mia nipote -, risponde orgogliosa e mi riassume brevemente il contenuto.
“Cuore di nonna” penso con tenerezza e inizio a leggere l’incipit… e proseguo senza interruzione per una ventina di minuti, circa, fino a quando a un certo punto mi rendo conto di non aver più dato alcun cenno alla signora. Soprattutto temo che presto lei potrebbe arrivare a destinazione e io sarei costretta a interrompere la lettura: mi sincero del tempo a disposizione che mi resta, – Un’ora – mi risponde, verifico quanto mi manca alla fine del libro e dico: – Ok, sì, posso farcela.
– È molto bella la parte finale -, mi consiglia la donna e allora faccio qualcosa che ho sempre aborrito: decido di passare direttamente alle ultime pagine per non perdermele e lascio la parte centrale per ultima.
Ho stimato bene il mio tempo (come correttrice di bozze riesco a fare previsioni piuttosto puntuali) e prima che la signora scenda dal treno non solo finisco di leggere tutto il libro (anche la parte centrale!) ma ho anche qualche minuto per commentarlo.
Purtroppo non ho potuto assaporarlo, come piace a me, ma l’ho dovuto divorare, col rischio di essermi persa la degustazione di qualche ingrediente qui e lì, ma una cosa posso dirla: mi è piaciuto.
Si tratta di C’era una volta di Roberta Moscati, il cui lungo sottotitolo ne condensa alla perfezione il contenuto: Conoscere per amare, ricordare per riscoprire – Luoghi, storia, leggende, tradizioni, persone ed eventi prima (e dopo) lo strappo del 24 agosto 2016, con riferimento al tragico terremoto che ha lasciato nella Marche troppe ferite, alcune tra queste non cicatrizzate né ancora rimarginate.
Un racconto fluido e coinvolgente nei vari vicoli della storia e delle tradizioni locali (religiose e no), capace di trasmettere quel calore tipico di fatti e umori quotidiani che danno senso alla vita. Non solo. La narrazione procede aderendo alle varie sfumature emotive dell’autrice: affettuose, nostalgiche e orgogliose verso il passato, desolate e indignate per il presente, ardentemente speranzose e confidenti nel futuro.
Le mie non sono mai vere e proprie recensioni, si sa, piuttosto condivisioni di suggestioni e di questo libro un concetto mi ha fortemente colpita, ossia la comparazione tra solidarietà e carità. Entrambi nobili, tuttavia con una sostanziale differenza che ne allontana significati e valenze, soprattutto in caso di bisogno di aiuto, da dare o ricevere.
La solidarietà presuppone un atteggiamento basato su ideali e sentimenti comuni (cfr. Treccani: L’essere solidario o solidale con altri, il condividerne le idee, i propositi e le responsabilità … su un piano etico e sociale, rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento appunto di questa loro appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità).
La carità, invece, presuppone un’azione volta all’aiuto pratico e concreto dell’altro (cfr. Treccani: amore attivo per il prossimo che si esplica soprattutto attraverso le opere di misericordia … Sentimento umano che dispone a soccorrere chi ha bisogno del nostro aiuto materiale).
Da qui una serie di domande che mi accompagnano da quel viaggio in treno di qualche giorno fa: quante volte mi sono limitata a esprimere solidarietà a qualcuno senza agire in concreti atti di carità? E perché l’ho fatto: solo per essere a posto con la coscienza oppure perché non avrei potuto dare altro aiuto se non come appoggio morale?
Rimuginare sul passato, oramai, non cambia i fatti ma mi servirà per farci più caso in futuro.
Una cosa è certa: difficilmente le scelte che intraprendiamo si equivalgono. Forse dovrei dare più ascolto alla coscienza.

 

(Roberta Moscati, C’era una volta, StreetLib, 2017)

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