La lettera: racconto a quattro mani di Anna Maria Ranucci, Sara Gal, Daniela Castiglione e Flavia Ingrosso

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Quello che segue è un racconto scritto a quattro mani, frutto di un gioco che ho proposto a inizio agosto sulla mia Pagina Facebook. Partendo da un incipit scritto da me invitavo a proseguire nella narrazione, ognuno dando il contributo personale, per poi scoprire alla fine come si sarebbe svolta la storia.
Molto soddisfatta del risultato, ringrazio di cuore chi ha voluto giocare insieme a me, in ordine di contributo: Anna Maria Ranucci, Sara Gal e Daniela Castiglione.

Era una fresca serata di agosto e Serena, seduta in riva al mare, scrutava l’orizzonte al tramonto. Pareva che il sole la salutasse mentre si inabissava nelle acque profonde, per lasciare il posto alla luna che scalpitava per farsi notare.
Serena sembrava in apparenza tranquilla, anche se ad uno sguardo attento non sarebbe sfuggita una sorta d’inquietudine che traspariva dai suoi splendidi occhi azzurri.
Che cosa la turbava? Quella, in fondo, poteva essere stata una giornata come tante: al mattino una lunga nuotata, poi nel pomeriggio le sue letture preferite, sotto l’ombrellone, e per finire il gelato alla crema di nonna Mi, il suo preferito.
Tutto sembrava normale, dunque, se non fosse stato per la lettera che il postino le aveva consegnato prima che lei andasse in spiaggia. Serena non l’aveva ancora aperta e non ne aveva fatto cenno con alcuno, ma per tutto il giorno non era riuscita a pensare ad altro. Doveva sicuramente trattarsi di qualcosa d’ importante! Ciò che la incuriosiva particolarmente era il fatto di non conoscere minimamente il mittente e che per di più la lettera provenisse da Londra. Ma il coraggio, come diceva Don Abbondio, se uno non ce l’ha non se lo può dare! E Serena il coraggio di aprire quella lettera proprio non riusciva a trovarlo. Guardò il mare, alzò la testa verso il cielo e respirò profondamente… e decise di dare fiducia a quella lettera misteriosa, se non altro perché oramai merce rara all’epoca di Internet. Aprì lentamente la busta e, come fosse un rito di buon auspicio, canticchiò sottovoce una nenia che da sempre la rasserenava nei momenti di ansia. La carta da lettera era di color bianco, vergata a mano con una calligrafia di altri tempi.
Eccolo. Come non riconoscere l’aspetto esteriore di quel mondo, quell’ambiente che per anni l’aveva rifiutata e da cui poi era fuggita. La fattura della carta. La calligrafia elegante. I caratteri in rilievo. Ciò che per alcuni poteva sembrare un semplice invito a un matrimonio, per Serena era qualcosa di più. Il segno di una famiglia che l’aveva rifiutata dall’inizio da cui, nel momento in cui aveva deciso di accoglierla, fuggire definitivamente. Troppa sofferenza. Troppa umiliazione. Lei non sarebbe mai stata come loro, nonostante gli sforzi profusi per anni. Il cognome ingombrante aveva cessato di tormentarla, e solo raramente rifletteva su tutto quel che esso rappresentasse.
Un’ondata di nausea la investì, solo per un attimo, prima di lasciarsi attraversare da un brivido. Riconobbe dapprima il nome del fratellastro, per poi leggere accanto quello della futura moglie. Una ragazza intelligente, solare e affettuosa, la cui unica colpa era non appartenere alla nobiltà. Un fidanzamento che aveva fatto scalpore 4 anni prima: la famiglia si era opposta con tutte le sue forze, ma né le minacce né le lusinghe avevano smosso il fratellastro da quella relazione. Le matriarche della famiglia avevano dovuto cedere: e, riconoscendo dopotutto la “buona fattura” di quella popolana che presto sarebbe entrata nella loro prestigiosa famiglia, riconobbero che forse anche quella ragazzetta la cui esistenza aveva imbarazzato per anni il clan poteva avere qualche qualità. Ma Serena non aveva più voglia di combattere o accettare un riconoscimento tardivo: tagliò i ponti con la famiglia del padre, si limitò a rispondere freddamente agli auguri di Natale e compleanno senza aggiungere altro. Quell’invito doveva provenire dalla sua futura cognata, molto al di sopra dei litigi e segreti di quella famiglia che tanto le aveva dato filo da torcere.
Preso atto del lieto evento, strappò l’invito. La Serena di prima l’avrebbe conservato con cura, avrebbe passato un intero mese a soppesare i sì e i no. Avrebbe cercato di immaginare il viso dei suoi parenti al suo arrivo. L’ansia di dover dimostrare di essere brillante di essere preparata sul gossip politica finanza… l’avrebbe fatta desistere dall’accettare. Ma la Serena di oggi sapeva perfettamente cosa fare: strappare la lettera e vivere felice.
Perché la felicità non è un pacchetto preconfezionato che si acquista, piuttosto un atteggiamento e Serena aveva oramai deciso che per qualsiasi decisione avrebbe dovuto soppesare i pro e i contro e trovare l’equilibrio perfetto tra il rispetto di se stessa e il rispetto per gli altri.
E in questo caso l’altra che meritava rispetto era la futura sposa, alla quale avrebbe inviato un biglietto informale, autentico e spontaneo, così come era il loro rapporto al riparo da ogni convenzione sociale.

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